Email spam: cosa c’è da sapere

Uno dei problemi che ci si trova più spesso ad affrontare quando si adottano strategie di email marketing è quello di vedere i propri messaggi finire nella cartella spam. Gli email provider, infatti, adottano filtri più o meno stretti per evitare che le inbox dei propri utenti vengano riempite di messaggi indesiderati o peggio dannosi, come pubblicità invasive o tentativi di phishing.

Dal momento però che l’individuazione dello spam avviene automaticamente tramite algoritmi di machine learning, può capitare che le nostre DEM e newsletter rimangano intrappolate tra le maglie del filtro. Questo è ovviamente un grosso problema per qualsiasi marketer, in quanto peggiora la deliverability e di conseguenza le performance generali della campagna.

Ecco quindi le cose più importanti da sapere riguardo allo spam:

 

Cos’è lo spam?

Lo spam sono email non richieste inviate in grandi volumi ad una lista indifferenziata di indirizzi. A volte il contenuto di una mail spam è semplicemente irrilevante per l’utente, ma spesso è invece malevolo, poiché nasconde malware o tentativi di phishing. Per capire la portata del problema basti sapere che nel 2017 negli USA sono stati persi dalle aziende 676 milioni di $ a causa di email spam di finti venditori. Non stupisce quindi che dei 269 miliardi di mail inviate ogni giorno, solo il 28% arriva a destinazione.

 

Da dove arriva?

La Cina è il principale creatore di spam, con il 14% di tutto lo spam inviato, mentre gli USA si posizionano al secondo posto con il 12%. Al terzo posto c’è la Germania con l’11% dello spam totale. Per quanto riguarda l’Italia invece, i livelli di spam prodotto sono molto più bassi, con l’1,54% del totale.

Per quanto riguarda invece le tipologie di messaggio, i più comuni sono quelli legati alla sanità (con il 26,6% del totale), quelli contenenti malware (25,7%) e quelli di appuntamenti (21,4%). Con percentuali di diffusione minori (tra il 2% e il 5%) troviamo poi titoli azionari, lavoro e finanza. Interessante notare che il phishing è limitato invece al 2,1% del totale.

 

Dove colpisce di più?

In merito ai paesi più bersagliati dallo spam, troviamo al primo posto la Germania con il 9.54%, al secondo la Russia con l’8,78% e al terzo il Regno Unito 8,67%. In questo senso purtroppo anche l’Italia presenta percentuali piuttosto alte, registrando il 5,39% dello spam circolante. Curiosamente, gli USA sono bersaglio solo dell’1,53% dello spam totale, nonostante siano secondi in quanto a spam generato.

 

Quali settori sono più colpiti?

Secondo i dati di Kapersky, i settori più colpiti da tentativi di phishing tramite email spam sono: portali Internet globali (25%), organizzazioni finanziarie e banche (21%), aziende IT (13,8%).

 

Buone notizie

Secondo quanto emerge dai dati, sembra che i filtri anti-spam e gli antivirus stiano riuscendo a limitare sempre più l’attività di spamming malevolo. Se nel marzo 2014 il 71% di tutte le mail consisteva in spam, nel marzo 2018 lo spam ricopre il 48% del traffico totale. Rimane comunque una percentuale molto alta, ed è per questo che molti email provider adottano filtri anti-spam molto aggressivi.

Comments are closed.